La questione sollevata dalla sentenza del TAR sulla limitazione degli affitti brevi a Firenze tocca un nervo scoperto dell’urbanistica moderna: il bilanciamento tra il diritto alla proprietà privata e la tutela del tessuto sociale delle città d’arte.
Dietro lo scudo del “bene pubblico”, Palazzo Vecchio sta servendo un paradosso servito su un piatto d’argento: si punisce la famiglia fiorentina che affitta una stanza per far quadrare i conti, definendola “minaccia alla residenzialità”, e contemporaneamente si stendono i tappeti rossi ai colossi internazionali degli studentati a 5 stelle.
Non è vietando ai cittadini di gestire la propria proprietà privata che si salva l’anima di Firenze. Al contrario, queste restrizioni creano un vuoto di mercato che viene immediatamente colmato da multinazionali pronte a costruire bunker di lusso per studenti facoltosi, trasformando interi isolati in enclave per ricchi turisti a lungo termine.
La mia battaglia contro queste decisioni non è solo una difesa della proprietà, ma una denuncia contro una politica che espropria i fiorentini per consegnare le chiavi della città ai grandi fondi d’investimento. Il “bene pubblico” non può essere il pretesto per trasformare Firenze in un museo a gestione multinazionale.
Guglielmo Mossuto Capogruppo Lega Firenze
